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Argentina: Il viaggio dei 30 anni per inseguire il sogno di una vita

Argentina: Il viaggio dei 30 anni per inseguire il sogno di una vita

diario di viaggio argentina
Questo racconto di viaggio è stato scritto da Lucia, prima a sinistra nell’immagine copertina. I commenti in corsivo riportanti la nota (ndr) e le didascalie alle foto sono opera del Magnifico Nicola, ultimo a destra, illustre Homo Sapiens nonché fondatore di questo blog.

E’ stato un viaggio faticoso, snervante soprattutto all’inizio quando niente sembrava andare per il verso giusto ma si è rivelata un’avventura fra le più emozionanti che io abbia mai vissuto, partendo dai colori delle Ande, passando attraverso il rombo delle cascate, il bianco accecante dei ghiacciai, la desolazione della terra patagonica in contrasto con la magia delle balene in amore concludendo con la romantica e passionale Buenos Aires, condita dal ritmo del tango e del pallone.

Questo viaggio ha superato le aspettative. E le mie aspettative avevano radici profonde da quando, ancora bambina, sognavo di vedere quel ghiacciaio che cerca sempre la riva opposta…

 

ITINERARIO: 20 giorni

PARTECIPANTI: 5 persone

DATE: 02/08 – 22/08

PERNOTTAMENTI:

  • Buenos Aires (prevista una notte che poi siamo stati costretti a saltare)
  • Tilcara (1)
  • Salta (previste 2 notti, pernottato una notte)
  • Puerto Iguazu (3)
  • El Calafate (2)
  • El Chalten (2)
  • El Calafate (1)
  • Puerto Piramides (2)
  • Buenos Aires (4)

 

COSTO TOTALE DELLA VACANZA: 3000€ CIRCA

 

2 Agosto: Milano – Buenos Aires (Ah, no!)

Non vediamo l’ora di partire! Zainone in spalla, zainetto davanti, un’altra borsa in mano.. Avevo premeditato di portare il minimo indispensabile e così è stato! Il problema non insignificante è che in Argentina cambieremo tantissimi climi, quindi è necessario vestirsi a strati ma soprattutto essere equipaggiati per il gelo della terra dei ghiacci!

Arriviamo a Malpensa più di 3 ore prima del volo. Fossero solo le 3 ore.. Il nostro aereo è in ritardo e noi iniziamo a sudare freddo visto che abbiamo solo 2 ore di scalo per prendere il volo intercontinentale.

racconto viaggio argentina
Selfie a Malpensa… quando eravamo ancora ignari di tutto. Da sinistra: Nicola (io), Emma, Antonio (fidanzato di Lucia), Lucia (autrice di questo racconto), Elena.

La faccio breve. Il nostro volo parte con più di due ore di ritardo e, arrivati a Francoforte, il volo per Buenos Aires non è più sul tabellone. Poco valgono le urla e lamentele. Siamo costretti ad aspettare fino alla mattina dopo perché aprano di nuovo gli sportelli e possiamo finalmente parlare con qualcuno.

(solo Lucia in realtà ha urlato, a squarciagola, prendendosela con ogni essere vivente presente in aeroporto ed asserendo che Lufthansa ci avrebbe rimborsato almeno 10.000€ a testa per “averci rovinato il sogno di una vita”, ndr).

Morale della favola: ci mandano a Parigi per una notte ed è proprio da Charles de Gaulle che il nostro viaggio avrà inizio. Non è questa la sede opportuna per raccontare del soggiorno a Parigi, che comunque è stato relativamente piacevole.

viaggio a parigi
Sui gradini di Montmartre, Parigi.

Il nervoso per aver perso 2/3 giorni di viaggio fa da sottofondo alle nostre avventure nella Ville Lumiére ma cerchiamo di dimenticare tutto non appena ci imbarchiamo.

Ci occuperemo dei rimborsi una volta tornati in Italia e lì si che ci faremo sentire!

(spolier: Eccome se ci siam fatti sentire. Lufthansa ci ha rimborsato la cospicua cifra di 60€ a testa, a fronte di un biglietto a/r di 1100€, ndr)

Lucia, l’uccello a sinistra, che se la prende con il malcapitato di turno in aeroporto a Francoforte. Foto scattata a Parigi.

 

5 Agosto: Parigi – Buenos Aires, da lì verso le Ande (direzione Tilcara)

Arrivati a Buenos Aires abbiamo dovuto cambiare aeroporto e prendere il primo volo per Salta.

Mentre imbarcavamo lo zaino, siamo riusciti anche a cambiare i soldi ma, sorpresa… la banconota con valore maggiore corrisponde ai nostri 20 euro!!!! Insomma, ci siamo ritrovati con dei mazzi di soldi che manco zio Paperone!

Arrivati a Salta, ritiriamo la nostra auto a noleggio e iniziamo a guidare, direzione Tilcara.

Essendo un viaggio itinerante abbiamo dovuto riorganizzare i primi giorni. Non volendo perdermi assolutamente la possiblità di dormire sulle Ande abbiamo riprenotato ma, una volta arrivati a Tilcara, ci informano che quella via non esiste e che probabilmente la casa si trova a Maimará, un villaggetto nei dintorni, molto meno turistico ed estremamente autentico.

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La nostra prima empanadas nelle Ande. Ph by Elena.

Pur avendo l’indirizzo esatto, incontriamo non poche difficoltà a trovare Chela, la nostra padrona. Non risponde al telefono, ovviamente non vediamo wifi da nessuna parte e non abbiamo ancora avuto tempo di comprare una tessera telefonica argentina.

Fortunatamente fermiamo uno dei pezzi grossi del paese (almeno così ci sembrava) che però, come tutta la popolazione andina, ha una scarsa conoscenza delle vie: si vede che da lì non sono passati i Romani! Comunque a forza di battere le mani fuori da ogni casa e urlare il nome della padrona, ci imbattiamo nella nostra Chela!

Una sorridente foto di Chela, la nostra host di Airbnb.

La casa è molto carina ma fredda, molto fredda considerando che di notte la temperatura scende fino a zero gradi e in tutta la casa c’è una mini stufa che non scalda nemmeno quando ti ci siedi di fronte. Molto tipica anche la doccia, non troppo calda. Preferiamo scaldare una pentola d’acqua e darci una sciacquata finale bollente.

Ristorante a Maimará, uno dei due aperti, molto buono, come d’altronde tutta la cucina andina. Abbiamo mangiato carne di lama con verdure bollite, il tutto innaffiato da una bottiglia di rosso per lenire i dispiaceri e per scaldarci in vista della nottata nella casa del gelo. La passeggiata fino a casa, sotto un cielo che più stellato di così non si può immaginare, rimarrà uno dei ricordi più belli di tutto il viaggio.

 

6 Agosto: Humauaca, Montagna dei 14 Colori, Purmamarca

Grazie ai 10 strati di coperte e alla stanchezza accumulata, abbiamo dormito benissimo (io ho dormito di m***a, il mio letto era completamente sfondato, ndr).

Alle 7 sveglia, colazione con the e rimasugli di barrette varie e si parte per una lunghissima giornata! Poiché non voglio darla vinta a Lufthansa, ho cercato di unire il programma di due giorni in uno. Ovviamente consiglio a tutti di seguire la nostra organizzazione iniziale perché in questa zona c’è tanto da vedere e c’erano anche escursioni molto interessanti di trekking sulle montagne che per motivi di tempo non siamo riusciti a fare.

Prima tappa al cimitero di Maimará, già intravisto la sera prima. Purtroppo la luce della mattina non è la migliore per vederlo. Sarebbe preferibile farci un giro la sera quando il sole colora le montagne dietro Maimará di tantissimi colori (Paleta del Pintor) e i fiori finti risaltano ancora di più. Bellissimo!

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Il cimitero di Maimarà all’alba.

Dopo questa piccola pausa decidiamo di andare diretti verso Humahuaca. Non passiamo per Tilcara perché non abbiamo abbastanza tempo ma da quanto abbiamo visto il giorno prima, il villaggio ci è sembrato abbastanza turistico e siamo stati contenti di aver vissuto un po’ di autenticità!

LEGGI: Tilcara, 10.000 Anni di Storia Inca, tra Natura e Cultura

Il viaggio in auto è fantastico! Montagne dai colori incredibili costeggiano il sentiero, l’unica cosa che manca è una buona tortilla in cui speriamo di imbatterci sui bordi della strada come il giorno prima. Niente da fare, ci tocca aspettare di arrivare al villaggio per mangiare qualcosina.

All’ingresso principale ci ferma un locale spiegandoci come arrivare al Cerro de 14 colores! Non stiamo più nella pelle! Chiediamo dove poter mangiare un boccone e ci avverte che per via dell’altitudine è preferibile non mangiare. Eh va bene, rimarremo con la fame ancora un po’.

La strada è abbastanza dissestata e dopo circa un’ora raggiungiamo i 4300 m s/m.

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Finalmente arrivati in cima per osservare la Montagna dei 14 Colori.

Il fiato si fa corto non so se per l’altitudine o per la meraviglia che ci si para davanti agli occhi. Il cielo di un azzurro terso fa da cornice a vette dalle varietà cromatiche più disparate. Bello, aldilà delle aspettative. Siamo rinfrancati da un bellissimo sole che ci fa vedere questi colori con un’intensità ancora maggiore. Decidiamo di fare una passeggiata verso il basso per vedere le montagne più da vicino ma la salita si dimostra più faticosa del previsto.

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Selfie di gruppo (Antonio era a fare pipì).

Dopo svariate pause riusciamo a raggiungere l’auto e ripartire verso il paese. Stiamo morendo di fame! Pausa per qualche foto con le distese di cactus e via. Il mercato ci sembra un miraggio. Parcheggiamo e alla velocità della luce siamo già seduti a gustare un buon piatto di carne con riso e verdure e per finire zuppa di erbe non ben identificate. Il tutto per la modica cifra di DUE euro!

Il nostro ristorantino a Tilcara. Ph by Elena.

Vorremmo rimanere qui tutto il giorno; che dico? Tutto il viaggio, in compagnia di questi dolcissimi andini, ma dobbiamo proseguire!

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Il nostro ristoratore. Ph by Elena.

Salutiamo Humahuaca e ci indirizziamo verso la prossima avventura: le saline di Salinas Grandes. Durante il tragitto ci fermiamo a fare un po’ di shopping andino (notevole la sciarpa di alpaca!) davanti al cerro de 7 colores a Purmamarca. Bello, anche questo villaggetto, peccato che dobbiamo raggiungere le saline e la strada è ancora tanta.

Dopo mille curve e altrettanti paesaggi mozzafiato ecco il bacino delle saline di un bianc…ma sono marroni!! Ci spiegano che in questo periodo, la terra trasportata dalle montagne sporca la superficie che invece si rivela bianchissima nel mese di marzo.

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Uno spettacolo della natura. Dietro di me, invece, le Salinas Grandes.

Facciamo lo stesso la visita alle saline ma devo dire che l’effetto si vede di più dalle foto che dal vivo.

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Salinas Grandes. In foto, Antonio che salta nei dintorni di Salta.

Per la notte dobbiamo tornare a Salta. La strada più breve è quella appena percorsa, quindi decidiamo di fare una breve sosta a Purmamarca per bere qualcosa e poi raggiungere la casa di Eduardo a Salta. Rinfrancati da una birretta e patatine nella piazza di questo villaggetto tipico, è il momento di ripartire. Oh no! La ruota posteriore non gira. Cominciamo a pensare che qualcuno stia lanciando delle maledizioni (questa persona che ci lancia maledizioni ha un nome e un cognome che non possiamo menzionare per questioni di privacy e perché nominandola ci si ritorcerebbe contro come la maledizione di Macbeth, ndr).

D’altro canto non ci spaventa più niente e, dopo aver chiamato il servizio clienti (che poiché non abbiamo ancora il numero argentino ci è costato un patrimonio), i soccorsi arrivano dopo meno di due ore. Ci cambiano l’auto (fortunatamente con una più grande) e possiamo ripartire. Nel frattempo siamo riusciti a cenare: milanesa di lama con formaggino. Questi lama oltre ad essere simpatici sono anche gustosissimi!

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Migliori amici.

Un grazie particolare va ad Eduardo, padrone della casa di Salta, signore con molto stile che alle due di notte è venuto ad aprirci la porta di casa sua. Favolosa! Che peccato che siamo rimasti qui solo una mezza notte.

LEGGI: Salta: L’Incantevole Capitale Coloniale dell’Argentina 

 

7 Agosto: Salta, Volo per Puerto Iguazú

Come previsto, dedichiamo la mattinata alla visita di Salta. Il tutto si è ridotto a meno di tre orette di giro in cui abbiamo cantato “volare” nello studio discografico di Eduardo, accompagnati dalla sua chitarra, abbiamo percorso il giro consigliato dalla guida, abbiamo finalmente comprato la scheda telefonica argentina e abbiamo mangiato.

Sarebbe stato meglio rimanere a digiuno: il pranzo nel barettino della piazza principale non ci è piaciuto proprio. Mentre la cesar salad con 1 kg di formaggio e salse tra le più svariate, andava su e giù nello stomaco, raggiungiamo l’aeroporto. Oggi pomeriggio abbiamo il volo per Puerto Iguazu!

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Aspettando il volo per Puerto Iguazú. In foto, Emma.

Aereo notevole, addirittura sedili con schermi e bibite gratis, peccato che non c’era un film che durasse meno del volo! Arrivati, finora tutto come previsto…incredibile! All’aeroporto ci viene a prendere l’autista che avevamo richiesto e ci porta ai nostri bungalow.

Molto carini, soprattutto all’esterno anche se la piscina era inutilizzabile data la temperatura dell’acqua! Ci facciamo dare un po’ di informazioni sulle cascate e su come possiamo organizzare le due giornate al meglio e la sera decidiamo di mangiare un po’ di pesce tipico di fiume. Opinioni discordanti: a me è piaciuta molto la dorada! (confermo, anche a me è piaciuta la cena, ndr).

 

8 Agosto: Cascate di Iguazú – Argentina

Iniziamo la giornata percorrendo il sentiero del Macuco che ci porta fino ad una cascatella che si può raggiungere a nuoto. Solo il valoroso Antonio se la sente (l’acqua anche qui è abbastanza fredda) e si merita una bella foto con tanto di arcobaleno!

Ripercorriamo il sentiero e, dopo aver superato un gruppo di Coatì intenti a cercare del cibo, prendiamo il trenino che ci porta alla Garganta del Diablo. La passerella passa sul fiume fino ad arrivare in bocca a questa gola immensa in cui veniamo immersi dal vapore della cascata.

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Le famose cascate di Iguazú. Ph by Elena.

L’acqua del fiume che fino a due secondi prima era calmissima, ora precipita con un rombo impressionante. Uno spettacolo che ti lascia senza parole.

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Altra foto delle cascate di Iguazú

Torniamo alla fermata da dove partono i due percorsi Paseo Inferior e Superior. Consiglio di farli entrambi perché ognuno dà delle prospettive incredibili sulle cascate. Siamo riusciti a vedere, oltre agli onnipresenti Coatì, anche una scimmietta che si è esibita in una corsa sfrenata per acchiappare una banana, poi prontamente inghiottita, alcuni tucani, gli uccelli macuchi e dei marsupiali non ben identificati. Ottimo bottino per la prima giornata.

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La scimmietta che mangia la banana. Ph by Elena.

Ci facciamo lasciare in centro e andiamo a mangiare wok in un localino carino. Il mio, vegetariano, era salatissimo!!! Consiglio quello con il pollo (anche il mio era salatissimo!!! Consiglio di cambiare ristorante, ndr). Un taxi ci riporta a casa dove, stremati, andiamo a dormire.

 

9 Agosto: Cascate di Iguazú – Brasile

Anche oggi sveglia presto, si cambia addirittura stato!! Contenti del nostro nuovo timbro sul passaporto, ci facciamo lasciare al parco delle cascate dal lato brasiliano. Oggi vogliamo provare l’avventura del gommone. La selva è molto bella, sembra quasi più “jungla” rispetto al lato argentino.

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Giornata alle cascate di Iguazú, lato brasiliano.

Facciamo un pezzo con un piccolo camioncino aperto e continuiamo a piedi fino a dove ci aspettano i gommoni. Carino, non troppo entusiasmante. Ho preferito guardare le cascate dalla passerella. Consigliato da tutti dalla parte brasiliana, forse l’avrei preferito dal lato argentino. Se non si ha abbastanza tempo si può evitare senza problemi.

Se dal lato argentino l’impetuosità delle cascate ti invade, alla fine della passerella sul lato brasiliano ti si apre una visione incantevole di tutta la garganta con un’incredibile arcobaleno che va da una parte all’altra. Senza parole. Se si hanno due giorni interi consiglio di andare assolutamente anche in Brasile, altrimenti per avere una visione più ravvicinata e al completo l’Argentina è perfetta.

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Seconda giornata alle cascate.

Verso le 15, dopo un pranzo vista cascate al ristorante del parco, ci incontriamo con il tassista che ci porta ai bungalow dove abbiamo tempo di riposare e raggiungere il centro verso le 7. Ci facciamo portare alle Tres fronteras. Che emozione: Brasile, Argentina e Paraguay, separati da due fiumi.

A me sono piaciute molto anche le bancarelle (troppa natura fa male) e i negozietti intorno alla piazza dove ho comprato una tazza per il mate e un paio di orecchini di rodocrosita, pietra che si trova solo in Argentina (non li ha comprati, se li è fatti regalare da Antonio, ndr). Da lì ci siamo incamminati verso il centro dove abbiamo mangiato in un ristorante con menù turistico. Non eccellente, ma economico.

 

10 Agosto: El Calafate (Patagonia)

Non molto da raccontare su questa giornata prettamente di viaggio. Arriviamo a El Calafate alle 19 giusto, giusto per gustarci un malinconico tramonto sul lago Argentino. Già mi piace tantissimo!

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Il primo tramonto a El Calafate. Ph by Elena.

Ci facciamo lasciare all’agenzia dove paghiamo tutto (perlomeno io e Antonio, gli altri avventurieri hanno dovuto ritirare visto che accettavano solo cash) e lasciamo i bagagli in appartamento di Julio. Super carino e pulito, lo consiglio! Seguendo i consigli dell’autista andiamo a mangiare alla Tablita. Ci rendiamo subito conto che qui i prezzi lievitano (qui sono costretti ad importare tutto) ma la cena e l’ambiente sono di nostro gradimento. Continuo a preferire lo stile del mercato a Humahuaca ma anche il cordero patagonico non è niente male (la miglior cena consumata in Argentina, ndr)!

 

11 Agosto: Parco Nacional de Los Glaciares (Perito Moreno)

Sveglia prestissimo: fuori è ancora tutto buio. Abbiamo appuntamento in un hotel vicino con il bus che ci porterà al Parco Nacional de Los Glaciares. Io sono febbricitante! Dopo un’ora e mezza di viaggio dimentico tutte le nostre sfortune, i ritardi del volo, l’auto in panne e mi godo lo spettacolo.

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Il Perito Moreno

Vi presento sua maestà, il Perito Moreno. Breve passaggio in battello fino al punto in cui inizieremo il nostro minitrekking. Che meraviglia! La giornata è favolosa, il sole splende e camminando si dimentica il freddo. Lo consiglio vivamente!

diario di viaggio argentina
Trekking sul Perito Moreno

Dopo aver consumato il pranzo al sacco su delle panchine del bivacco, baciati dal sole, si arriva alle passerelle davanti al ghiacciaio da cui lo si può ammirare in tutta la sua imponenza. Avvistiamo una volpe e già dobbiamo tornare a casa. Stasera ceniamo in appartamento, domani la sveglia suonerà ancora prima!

 

12 Agosto: Crociera sui Ghiacciai (Perito Moreno)

Giornata dedicata alla crociera sul lago argentino. Bella, vale i soldi spesi! Avvistiamo subito il primo iceberg, di un azzurro-blu così profondo che ci perdiamo a fare foto da qualsiasi angolatura.

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Iceberg in Patagonia. Foto senza filtri. Dal vivo era talmente azzurro da sembrare finto; la guida ci ha detto il perché di tale colorazione ma ero distratto al momento della spiegazione.

La nave ci porta a vedere il ghiacciaio Spegazzini e nel canale degli iceberg di fronte al ghiacciaio Uppsala, il più grande. Breve passeggiata su una spiaggia protetta in cui troviamo tantissime carcasse di mucca, probabilmente annegate nella profondità del lago, riportate a riva e banchetto di avvoltoi.

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Selfie di gruppo con l’Iceberg senza Emma, rifugiatasi al caldo con il collo bloccato dal colpo della strega. 

Ultima tappa è il Perito Moreno, questa volta dal lato opposto rispetto a ieri. Riusciamo anche ad assistere allo staccamento dei ghiacci dalla parete, fenomeno a cui si assiste più facilmente nel periodo estivo. La fortuna sembra assisterci, almeno in questi giorni! Verso le 5 ritorniamo al porticciolo e lì il nostro autista ci aspetta per portarci a El Chalten, paradiso del trekking.

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Il ghiacciaio Perito Moreno, il mio ricordo preferito dell’Argentina.

Anche se i miei compagni di viaggio non sono dei grandi appassionati di camminate, non ho voluto perdere quest’occasione. Dopo un viaggio di circa 2 ore e mezza arriviamo ad Anita’s House, una minicasetta molto molto carina.

La proprietaria ci accoglie mostrandoci la cartina con tutti i percorsi e consigliandoci i migliori da fare visto il tempo a nostra disposizione e il periodo. Infatti, essendo inverno inoltrato, molti sentieri sono da evitare per lo strato di ghiaccio che li copre. Ci dice anche che, essendo bassa stagione, la maggior parte dei negozi e locali sono chiusi. Decidiamo di mangiare a casa e metterci a letto.

 

13 Agosto: El Chalten (Sentiero di Trekking “Laguna Torre”)

Il piano di oggi prevede di percorrere il sentiero Laguna Torre, mangiare un pranzo al sacco appena arrivati al mirador per poi tornare indietro. Essendo il sentiero 18 km a/r dovrebbe occuparci tutta la giornata. Primo problema: c’è tutto chiuso!!! Dove compriamo il nostro pranzo?? Fortunatamente ci imbattiamo in un ostello dove c’è la possibilità di ordinare delle lunch box.

Approfittiamo subito di questa opportunità e ci compriamo dei panini. Molto buoni! A questo punto siamo pronti per partire. Tralasciando la prima ora persa a trovare il sentiero (non so come sia possibile ma i nostri eroi hanno sbagliato alla prima deviazione, quindi hanno perso il sentiero principale), il percorso è segnato molto bene ed è facile da percorrere. Mentre camminiamo ci si para davanti la cordigliera delle Ande con tutte le sue cime più importanti e noi ci chiediamo come questi paesaggi possano cambiare durante l’estate.

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La nostra giornata di trekking ad El Chanten

Arrivati a Laguna Torre (con laguna completamente ghiacciata), lo spettacolo è fantastico, a tratti lunare se non fosse per la presenza dell’acqua. Davanti a noi un piccolo ghiacciaio sfocia nel laghetto e il Cerro Torre, cima finora mai scalata e protagonista di diverse leggende si staglia contro un cielo prima nuvoloso, poi terso.

I 9 Km del ritorno sono stati un incubo non tanto per noi, quanto per Elena. Non entrerò nei dettagli, dico solo che aveva fatto una bella congestione. Un ranger angelo custode ci accompagna fino a fine percorso. La vacanza a El Chalten per lei, che finalmente si butta a letto, è finita.

 

14 Agosto: El Chalten (Sentiero di Trekking “Laguna Capri”)

Per noi sani e intrepidi viaggiatori, Laguna Capri sarà la prossima meta. Il sentiero è molto corto. Partiamo quindi verso le 11 con l’intenzione di tornare verso le 15 a casa. Alle 17 infatti avremo il bus per tornare a El Calafate.

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Io, Lucia e Antonio dopo aver percorso il Laguna Capri.

Il sentiero si rivela sì corto, ma abbastanza faticoso! Il sole splende e tra ondate di caldo, freddo, sudore, il tutto condito da una salita interminabile, riusciamo a raggiungere il mirador. Fantastico, il sole gioca un ruolo determinante nel mostrarci il Fitz Roy in tutta la sua maestosità! Che spettacolo! Mangiamo sulle rocce e torniamo indietro (finalmente ci godiamo tutta la discesa).

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Emma ed Elena sono restate a casa.

Elena intanto si è ripresa e, dopo il viaggio in bus, decidiamo di cenare fuori a El Calafate. E’ la volta di Kazimiro, prezzi estremamente elevati per una qualità non eccezionale. Non ci tornerei. Ma è un punto fondamentale da dove è iniziata la nostra epopea. Antonio inizia a sentirsi male, diamo la colpa alla camminata di oggi e lo accompagno a casa.

Dopo due ore, sento di non aver digerito. Insomma di prima mattina c’è dentro anche Emma. Siamo ora convinti che quello di Elena era un virus, non una semplice congestione. Nicola intanto girovaga per casa con un passamontagna in testa (tecnicamente erano i pantaloni del pigiama che avevo messo in testa come passamontagna. Consapevole che ero l’unico a non essere stato colpito dal virus ho cercato di proteggermi dagli infetti, ndr).

Un piccolo pensiero alle Cabanas Nevis, dove alloggiavamo. Molto al di sotto delle aspettative e molto care (le avevo scelte io con insistenza, ancora me lo sta facendo pesare, ndr). Con nostalgia pensiamo al nostro Julio dei giorni precedenti.

 

15 Agosto – Giornata in Bus da El Calafate a Puerto Pyramides 

La nostra preoccupazione più grande è che oggi dobbiamo affrontare uno spaventoso viaggio in bus attraverso la Patagonia. 4 ore per arrivare a Rio Gallegos, pausa di 3 ore e bus fino a Trelew, durata 16 ore!

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L’unica foto che mi è concesso pubblicare sulle condizioni dei miei compagni di viaggio. Scattata durante le 3 ore di attesa a Rio Gallegos.

Con la nausea che ci accompagna dalla notte infernale appena trascorsa, ci prendiamo di coraggio. Diciamo che ho vissuto momenti migliori.

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La mia filastrocca dedicata alle disavventure della vacanza, scritta durante le lunghe ore di bus e ispirata a “10 Piccoli Indiani” di Agata Christie (che stavo leggendo in quei giorni). Da notare la predizione con largo anticipo della SARS, 9 mesi prima che scoppiasse una pandemia mondiale.

Nel bene e nel male, alle 11.30 del giorno dopo arriviamo a Trelew. Non posso dire riposati ma il sole ci riscalda e, chiavi in mano, partiamo alla volta della Peninsula Valdes. La zona ci trasmette già emozioni positive e dopo un viaggetto di 2 ore raggiungiamo Puerto Piramides.

Non vediamo l’ora di fare una doccia, io indosso ancora il pigiama ormai da quasi 48 ore. Inguardabile! (mi piacerebbe poter allegare una foto testimonianza ma Lucia non me lo perdonerebbe mai, ndr).

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Finalmente arrivati a Puerto Pyramides.Ph by Elena.

La padrona ci ragguaglia sul non sprecare l’acqua perché in questo periodo c’è un problema con l’impianto di desalinizzazione e quindi arriva a cisterne da Puerto Madryn. Ottimo. I nostri piani di docce lunghe e rilassanti seguite da lavaggio vestiti vanno in fumo. Laviamo le cose essenziali, e, dopo esserci rinfrescati facciamo un giretto.

Troviamo un ristorantino e decidiamo di cenare. Cenare..sono le 5 di pomeriggio probabilmente per gli argentini è considerato più un pranzo! Chiediamo informazioni sui sentieri da percorrere. Nella peninsula tutti i posti sono facilmente raggiungibili in auto. Andiamo a dormire presto e non vediamo l’ora di conoscere la fauna che abita questi posti.

 

16 Agosto: Trelew, Gaiman

E’ inutile, non smette di piovere nemmeno un secondo. Decidiamo di andare in qualunque caso alla scoperta di questi territori fino a che sbagliamo strada e rimaniamo impantanati nel fango. Ovvio, questa ci mancava. Dopo svariate manovre riusciamo ad uscire. Intanto alcune persone ci fermano e ci sconsigliano di andare avanti con questo tempo. Non siamo ancora convinti che tutte le strade fossero così. Quelle principali secondo noi, essendo più battute, sarebbero state facilmente percorribili ma, presi un po’ dallo spavento di rimanere bloccati, decidiamo di cambiare programma.

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Ricostruzione del dinosauro a dimensioni reali. Si trova all’ingresso della città di Trelew.

Torniamo a Trelew per vedere lo scheletro del dinosauro più grande del mondo mai ritrovato! La Patagonia, infatti, è la terra dei fossili, sono stati ritrovati tantissimi reperti paleontologici e per questo è ancora più affascinante! La città di Trelew è abbastanza diroccata, ma il museo c’è piaciuto. Peccato che il nostro titanosauro è ancora in giro per l’argentina non avendo trovato una stanza abbastanza grande per accoglierlo. Siamo riusciti a vedere “solo” il femore e già quello faceva impressione! (sono in disaccordo… andare in un museo per vedere il dinosauro più grande del mondo e trovare solo il femore è come ordinare una bistecca al ristorante e trovare solo l’insalata, ndr).

Continuiamo girovagare nei dintorni e ci dirigiamo verso Gaiman (di battute scontate sul nome del villaggio ne ho già fatte troppe, ve le risparmio, ndr), paesino che ancora conserva il suo passato gallese. Entriamo in una sala da the e ci godiamo l’atmosfera per niente argentina ma molto piacevole.

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La nostra Tea Room a Gaiman.

Anche questa giornata, molto interessante anche se inaspettata giunge al termine.

 

17 Agosto: Puerto Madryn, alla ricerca delle Balene

Agitatissimi! Oggi vedremo le balene ma apriamo la porta e già la nostra eccitazione svanisce. Che tempaccio! Ma non si era detto che alla Peninsula il tempo era sempre bello? Vorrà dire che in barca balleremo un po’. Andiamo all’agenzia ed ecco la ferale notizia: i porti sono chiusi (ferale??? mai sentita questa parola. Lucia è quella studiata del gruppo. Da Treccani – aggettivo: Funesto, luttuoso: la f. notizia; numero f., di sinistro augurio, ndr).

Ci informano che potrebbero riaprirli a mezzogiorno. Aspettiamo in un barettino e facciamo colazione. L’umore è a terra. Siamo pur sempre coscienti del fatto che il meteo ci ha graziati durante la visita ai ghiacciai. Prima di mezzogiorno mandiamo Antonio in avanscoperta e il suo ritorno esultante ci fa capire che possiamo partire!

Nella sfortuna riusciamo ad avvistare due balene che si stanno corteggiando, raggiunte quasi subito da un altro balenottero che non si voleva lasciar perdere l’occasione!

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Non ho foto delle balene, solo video. In compenso abbiamo avvistato tre pinguini. PS. In realtà non sono veri pinguini, è un cartonato da cui spuntano le nostre facce.

Devo dire che ne è valsa la pena anche se per me l’emozione più grande è stata vederle dalla spiaggia del Doradillo, non lontano da Puerto Madryn. Da lì le balene si vedevano a bizzeffe, intente a saltare di qua e di là. Quadro meraviglioso e unico per concludere questa nostra avventura patagonica. La sera ci attende infatti il volo per Buenos Aires.

 

18 Agosto: Buenos Aires (Boca, Caminito e San Telmo)

Dopo aver letto moltissimi blog in cui si faceva riferimento alla criminalità di Buenos Aires (sigh, che ferale notizia! ndr), nascondiamo i nostri averi nei portafogli sotto la maglietta e giriamo con lo zainetto davanti. In realtà io questo pericolo non l’ho proprio visto ma sempre meglio essere prudenti.

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El Caminito, Buenos Aires. Ph by Elena.

Partiamo di mattina presto (a Buenos Aires tutto apre verso le 9/10) e raggiungiamo San Telmo in taxi da Palermo, dove si trova il nostro appartamento molto carino. Ci fermiamo in un bar nella piazzetta principale del quartiere e ci innamoriamo subito dell’atmosfera molto romantica che le mura di questa città sprigionano nei vicoli. Mercati al coperto, cortili interni dall’aria abbandonata, tantissimi negozi vintage.

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Il momento esatto in cui ho capito che Buenos Aires è tanta roba (solo per veri fan dei Simpson).

Decidiamo di fare un giro veloce per poi muoverci verso la Boca visto che Antonio ci deve abbandonare già nel primo pomeriggio. Visita d’obbligo alla Bombonera, giro del Caminito e pranzo con parrilla.

Zona Caminito di Buenos Aires. Ho caricato la foto più brutta ma è un quartiere molto bello e colorato!

Nel pomeriggio ritorniamo a San Telmo ma con molta calma, fermandoci ad ogni bancarella del mercato e subendo il richiamo di una fetta di torta al cioccolato con ripieno di dulce de leche.

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Emma mentre si taglia i capelli a Buenos Aires. C’è un motivo se ho caricato la foto del taglio e non quella del risultato finale.

Facciamo un giro al supermercato e decidiamo di mangiare a casa questa sera: minestrone, non ce la facciamo più a mangiare fuori. La stanchezza sopraggiunge e decidiamo di andare a letto presto. Le famose notti brave di Buenos Aires!

 

19 Agosto: Buenos Aires (Palermo e Recoleta)

Ci svegliamo con calma. Questo giorno lo dedichiamo a Palermo, ai suoi bellissimi parchi e a Recoleta, rappresentata dal suo affascinante cimitero.

Nel pomeriggio ne approfitto per svignarmela e andare ad una lezione di tango al DNI-Tango school. Da fare assolutamente anche se non si è appassionati di tango. I maestri sono carinissimi e parlano sia in spagnolo che in inglese. Le coppie si cambiano ogni volta ed è un modo per conoscere nuova gente. A me si era affezionato un vecchietto argentino sugli 80. Che esperienze! La lezione dura quasi 2 ore, per soli 3 euro ed è seguita da un ballo dei due maestri. Direi che ne vale la pena. (solo Lucia è andata a lezione di tango, noi resto del gruppo abbiamo fatto qualcos’altro ma è passato oltre un anno, non ricordo cosa, ndr).

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Elena davanti a uno dei numerosissimi murales di Buenos Aires.

A cena siamo invitati da due ragazzi che prima vivevano in Italia ma che si sono trasferiti qui da 5 anni. Vivono a Bellavista, quindi dobbiamo prendere il treno, schiacciati come delle sardine. In compenso il biglietto per 40 minuti di viaggio costa meno di 1 euro. La cena si rivela molto simpatica e interessante. Ci raccontano che in un mese sarebbero tornati definitivamente in Italia perché la situazione economica argentina è troppo instabile. Tenendo in considerazione che all’inizio del nostro viaggio la conversione euro:pesos era 1:50 e dopo 10 giorni c’era stato un crollo fino ad arrivare a 1:60, possiamo capire i loro dubbi.

Degno di nota il bife de lomo: il migliore mangiato fino a quel momento (confermo, la miglior grigliata mai mangiata in Argentina, ndr). Continuo comunque a preferire la nostra tagliata (io no, ndr). Tornati a Palermo verso le 11, io, in fissa con il Tango, propongo di andare ad una milonga.

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Buenos Aires di notte. Vista dal nostro appartamento. Ph by Elena.

Il primo locale in cui andiamo non è molto frequentato, o meglio, c’è tanta gente ma quasi nessuno balla. Ripasso l’elenco con le milonghe delle serata e trovo una serata alla Catedral. Sembra interessante. Ci facciamo portare in taxi e scopriamo questo posto favoloso. Mi ricordava molto i ruin bar di Budapest ma in un modo più autentico (Lucia tende a smontare sempre tutto etichettandolo come “poco autentico”, soprattutto nei due mesi in cui abbiamo convissuto a Budapest. I Ruin bar sono una figata pazzesca, andateci, ndr).

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L’autentica Milonga in cui siamo stati a fine serata.

E vedere la gente ballare tango con l’orchestra dal vivo è stata un’emozione unica. Unico dispiacere: non avere fatto abbastanza corsi da potermi permettere di indossare le mie scarpette e accettare l’invito di qualcuno.

 

20 Agosto: Buenos Aires – Milano

Ultimo giorno, domani si parte!!! Giro d’obbligo in centro, carino anche se abbiamo preferito gli altri quartieri. Decidiamo di fare un empanadas tasting e ci fermiamo ad ogni forneria per assaggiarle. Qui a Buenos Aires, le più buone le abbiamo mangiate a Palermo anche se le tortillas del nord ci resteranno sempre nel cuore.

(durante la pausa pranzo Lucia se l’è presa con me e non m’ha parlato per 2 ore, non ricordo il perché, forse per qualche battuta che ha preso sul personale, ndr).

Concludiamo la giornata al porto e ceniamo in un ristorantino a Palermo dopo aver preparato gli zaini. Le nostre serate matte a Buenos Aires sono solo un miraggio ma ci dicono che in settimana non c’è molto da fare. La maggior parte degli eventi inizia da giovedì. Poco male, nessuno lo ammette ma siamo stanchi e così finisce il nostro viaggio in Argentina nell’anno dei 30 anni. Sicuramente abbiamo dimostrato di non essere più animali notturni ma con le immagini della nostra avventura, scolpite nella mente e nel cuore, rifarei tutto dal primo all’ultimo momento.

(concordo, è stato un viaggio molto bello, abbiamo visto paesaggi mozzafiato e ci siamo divertiti molto, trovando da subito un’alchimia rara per una vacanza così fisicamente faticosa e movimentata. Ci conosciamo tutti da 20 anni, sconsiglio di fare un tour di 20 giorni con estranei se non siete persone accomodanti e con forte spirito di adattamento).

 

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